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E per l’occasione Udo Kier assisterà alla presentazione di uno degli ultimi film a cui ha preso parte, Brawl in Cell Block 99. Richiesto da registi come Gus Van Sant, Lars Von Trier, Werner Herzog e Dario Argento, Udo Kier ha sperimentato diversi ruoli e generi, dai film americani indipendenti ai grandi classici fino ai blockbusters di Hollywood come Ace Ventura: Pet Detective, Blade eArmageddon. Nuovi progetti, inoltre, lo riporteranno a breve sul grande schermo in film di fantascienza come Downsizing (guarda la video recensione)di Alexander Payne, presentato alla74.

Contact, Issue 10, May 1997, produced with assistance by the Bundaberg Consumer Advisory Group at the Office of the CDO for Mental Health, PO Box 2730, Bundaberg 4670, Australia; phone (o7) 4151 8111. The newsletter offers the disclaimer: opinions expressed within Contact are not necessarily endorsed by those who produce, sponsor or fund this newsletter. Conway 1973, Magic: An Occult Primer.

22. Sharma. 23. Cerca un cinemaDietro ogni musicista e ballerino del Carnevale di Rio si nasconde una storia. Storie di intimità e amori, gioie e dolori, povertà e morte, lavoro e disoccupazione, quartiere, famiglia, educazione e sopravvivenza. Storie “importanti”, come suggerisce V Luciola, nipote libera(ta) di una schiava, autentica dispensatrice di una saggezza marginale e “nonna di tutti”.

Il suo approccio alla settima arte è molto più intellettuale che emozionale. Ad apprezzare il suo acume interpretativo è la celebre critica cinematografica Pauline Kael, che lo aiuta a pubblicare le sue recensioni su diversi periodici, come il quotidiano “Los Angeles Free Press” e la rivista “Cinema”, di cui diventa direttore. Nel frattempo si specializza all’American Film Institute e inizia a scrivere sceneggiature.

Vai alla recensionel’hanno definito “il miglior film di mostri di sempre”, premiato come “uno dei migliori film asiatici”. In effetti puo sembrare eccessivo, e forse lo è. Ma di certo è, e sarà sempre un piccolo capolavoro sudcoreano. La grande popolarità gli arrivò dall’Italia, da un maestro del cinema del mondo, Luchino Visconti. Quando il regista milanese decise di fare Senso aveva idee molto precise. Riteneva di aver esaurito la sua fase “realistica”, con opere come La terra trema e Bellissima, e voleva dirigere un film di grande estetica e di discreto melodramma.

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