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E dire che sarebbe bastato molto poco; infatti si poteva benissimo costruire un film incentrato sulla negoziazione e sulle indagini per riaprire il caso. Nulla di inedito ma quantomeno poteva filare. Invece il film si inserisce nel filone dei film d che, in quanto tali, devono per forza pagare il loro tributo alla spettacolarit a tutti i costi.

Come Zemeckis (The Walk) prima di lui, recupera la gravità dell’iconografia storica US, l’immagine depositata nella coscienza collettiva e la compensa, risvegliando Sully dall’incubo e suturando le ferite di New York. Al rigore geometrico dell’uomo che cade, fotografato da Richard Drew e allineato alla verticalità della Torre Nord, Sully replica la geometria orizzontale e variabile delle ali di un airbus che galleggiano e sorreggono la vita. Quella che Sully ha garantito con un gesto solerte, abile, puro.

Le 500 uscite a (stelle e) strisce dei Vendicatori, in 48 anni, costituivano un bacino sufficientemente vasto da cui attingere in sede di sceneggiatura, da conciliare, però, con la necessità di esibire una continuità con i film recenti. Il copione di Joss Whedon, elaborato in presenza degli attori in nome di una sinergia che per essere credibile sullo schermo andava resa autentica fin dal principio e cioè dalla carta, ha il suo punto di forza nella scelta del super cattivo, Loki, fratellastro di Thor, ma fautore di un efficace effetto a catena. Lo lega, infatti, a Capitan America il possesso del cubo cosmico, mentre il super soldato è legato a sua volta a Hulk dal siero (sperimentato anche da Bruce Banner) e a Ironman dallo scudo, che il film a differenza del fumetto vuole forgiato da Howard Stark, padre di Tony.

Dai campi di battaglia della Grande guerra ai lager, la sua è stata una marcia trionfale, una macabra danza di morte che poco ha da invidiare ai più cupi affreschi medioevali. E Lucifero è stato ben presente nell’arte simbolo del Novecento, il cinema, gioco di ombre evocatore, tra mille sogni, anche di incubi terribili. Roman Polanski ha, purtroppo per lui, le carte in regola per affrontare di petto l’argomento: rinchiuso da ragazzo nel ghetto di Cracovia, ha perso sotto i nazisti entrambi i genitori; e una volta diventato regista di fama internazionale, alla fine degli anni Sessanta ha vissuto a Pel Air, com’e noto, una tragedia agghiacciante, con la moglie Sharon Tate uccisa dai membri di una setta satanica.Roman Polanski non gradisce d’esser considerato uno specialista del demoniaco.

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