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Antoine è un brillante quarantenne. Sposato con Claire, padre di due figli, conduce una vita agiata in una Parigi illuminista e intellettuale. In seguito a un colloquio con l’insegnante del figlio Arthur, Antoine inizia a frequentare, senza alcuna convinzione, la catechesi di una parrocchia.

Ma non mancarono i flirt, uno in particolare italiano durato solo due mesi con Marisa Merlini.Il suo ultimo ruolo è nel 1995 in City Hall di Harold Becker, accanto ad Al Pacino, poi morirà a 77 anni per un ictus, all’UCLA Medical Center di Los Angeles (a pochi giorni di distanza dalla morte di Shelley Winters). Si spegne così un altro attore dall’interpretazione potentissima che ha saputo marchiare a fuoco i suoi personaggi contorti ed esagitati, diventando una stella hollywoodiana. Uno degli ultimi baluardi del metodo d’avanguardia che rivoluzionò il mestiere dell’attore, portando introspezione e realismo nei ruoli.

La sceneggiatura, invece, di un favolista come Chris Columbus, conseguente con le sue cifre abituali, da Mamma ho perso l’aereo,, a Mrs. Doubfire, a Harry Potter. La regia, di un noto produttore, Joe Roth, con alle spalle film decisamente hollywoodiani quali Toy Story e Edwuard mani di Forbice.Si comincia con Luther (Tim Allen) che il giorno in cui la figlia decide di andarsene in Perù per fare volontariato, dice alla moglie Nora, Jamie Leee Curtis) che quell’anno non festeggeranno il Natale e anziché restarsene nel loro sobborgo di Chicago intenti a fare alberi, cenoni e luminarie, se ne andranno in vacanza ai Caraibi.Luther e Nora Krank (Tim Allen e Jamie Lee Curtis) fanno un rapido calcolo nel satirico Fuga dal natale: tra lucette, lumini, candele, lampadine, prolunghe, finta neve, finto muschio, ghirlande, bolletta dell’elettricità e finto pupazzo di neve gigante (il proverbiale Frosty) da montare sul tetto della loro casa in un tranquillo sobborgo medio borghese di Chicago, il Natale costa loro circa seimila dollari.

Una diva mancata o una delle migliori attrici italiane che c’è in circolazione? Ogni critico ha la sua risposta. L’unica certezza è che Stefania Rocca è una delle più mostruose gigantesse del cinema italiano, nonostante il fatto che critica e pubblico, ogni tanto, la maltrattino per la sua recitazione così controversa.Figlia di un capo della sorveglianza della Fiat e di una stilista, sorella della presentatrice e scrittrice Silvia Rocca, Stefania Rocca ha una formazione artistica fin dall’adolescenza grazie allo studio del pianoforte, del canto e della danza al Teatro Stabile di Torino. Sul finire degli anni Ottanta, lascia il capoluogo piemontese per trasferirsi in quello lombardo, dove alterna il lavoro di modella pubblicitaria con lo studio della recitazione: la sua vera passione.

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