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Attrice italo colombiana, Aurora Cossio è la bellissima nuova scommessa del cinema italiano.Dopo la laurea in psicologia ottenuta in Colombia, scopre la passione per la recitazione ed anche il talento presto si fa notare. Decide così di formarsi tra l’Italia, la Spagna e gli Stati Uniti e poi si stabilisce a Roma dove da tre anni vive e lavora come attrice.Dopo un piccolo ruolo nel film parodia Ti Stramo Ho voglia di un’ultima notte da manuale prima di tre baci sopra il cielo, Aurora viene scelta da Pupi Avati per entrare a far parte del cast del film Il figlio più piccolo nelle sale italiane dal 19 febbraio al fianco di Christian De Sica, Laura Morante e Luca Zingaretti.Anche i fratelli Vanzina non sanno resisterle e la scelgono per un ruolo nell’ultimo film La vita è una cosa meravigliosa nelle sale nella primavera del 2010. Nel cast Gigi Proietti, Nancy Brilli, Vincenzo Salemme ed Enrico Brignano.Fra cinema e tvUna carriera in ascesa quella di Aurora, che dopo questi due film ha conquistato un ruolo nella nuova fiction di Canale 5 La famiglia Gambardella con Marco Columbro, per la regia di Claudio Norza, e soprattutto il ruolo da protagonista al fianco di Enrico Brignano e Francesco Pannofino nel film Faccio un salto all’Avana, nelle sale nell’aprile 2011.Cuba, nel bene e nel male.

Le zone preferite per deporre le uova sono la nuca e dietro alle orecchie. Dopo 6 9 giorni nascono nuovi parassiti, che diventano adulti in 3 5 giorni ed iniziano a deporre a loro volta altre uova. La vita media di un pidocchio è di 20 30 giorni.. Sodalizio che continua con l’ispirato cult Non ci resta che piangere (1984) in cui Monni interpreta Vitellozzo. Il suo percorso d’attore conosce anche prestigiose collaborazioni con grandi registi italiani, infatti viene diretto da M. Monicelli in Speriamo che sia femmina (1986) e da P.

Irascibile e appassionato, tenero e rabbioso, ben contento di essere soprannominato il “depravato sovrano dell’horror venereo, barone al sangue” da una Hollywood puritana, velenosa e un poco gelosa (sembra la favola della volpe e l’uva, in effetti) che gli ha incollato addosso questa definizione nella speranza di vederlo affondare e toglierselo di torno una volta per tutte. Ma non è stato così. Si è introdotto nella settima arte come un virus, e ha trionfato, impugnando la macchina da presa come fosse un bisturi, andando alla ricerca della morbosità della medicina e facendo addirittura della sala operatoria un vero e proprio tempio blood (come dimostrato dai camici rosso sangue usati in Inseparabili che sembrano quasi delle tuniche religiose).

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