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“Psycho” più “Dieci Piccoli Indiani” più “Seven” più “I Soliti Sospetti”: sembrano questi i numi tutelari del film diretto da James Mangold. Che però, nonostante l’indubbia ispirazione (per non parlar di plagio) tratta dalle opere citate, evita con fermezza il rischio della dispersione e conduce in porto un thriller tra i più interessanti della stagione. Ben aiutato da un cast di quasi star (da Cusack a Liotta alla rediviva De Mornay) e da una sceneggiatura solida, il regista regala qualche momento di paura azzeccato.

Solo apparentemente però come si diceva. Perché se Manolo (un sempre più efficace, di film in film, Andrea Carpenzano) sembra indifferente a tutto mentre in alcuni suoi sguardi si avverte la smentita a quanto fa apparire in superficie, MIrko (l’altrettanto efficace Matteo Olivetti) è più tormentato. I suoi scatti d’ira, la sua generosità esibita fuori misura, lo configurano come impreparato al compito.

Law, perfetto sia nella vasca da bagno che a tavola con lo Zero invecchiato (un magistrale Abraham), intento a raccoglierne le memorie in un possibile, futuro best seller. Insieme a I Tenenbaum (2001), il risultato cinematografico pi apprezzabile di Anderson: una commedia che non perde un colpo n in fatto di ritmo n per quanto concerne la gestione del materiale narrativo, un gioiello inattaccabile di ironia, armonia, figurativit e buoni sentimenti che colpisce fin dalla prima visione, per quanto rivederlo serva comunque a coglierne i numerosi aspetti, pur sempre impeccabili, che al tentativo precedente sfuggono inevitabilmente. I duetti Fiennes Revolori (il secondo al suo debutto sul grande schermo) danno l della vita ad un prodotto di precipua qualit che fa sue le lezioni dei grandi maestri del genere, in particolar modo Billy Wilder ed Ernst Lubitsch, bench qualche accenno non troppo velato a Benny Hill, Terence Hill Bud Spencer o addirittura a Jackie Chan contribuisca ad avvantaggiare l inserendola in un magnifico quadro dove tutto calcolato e tutto funziona con la puntualit di una pentola a pressione.

E un self made man che nel corso della sua lunga e luminosa carriera ha vestito con disinvoltura i panni del sex symbol, per poi smetterli confessando al mondo la propria omosessualit quando un simil gesto rappresentava un grande rischio per l di una superstar. Su Music Star George Michael ascolti le canzoni dei primi anni, quando eserciti di teenager europei impazzivano per quei brani pieni di leggerezza e un pizzico di malizia come Rap! Tropicana Me Up Before You Go Go Whisper She Wants Your Man e Edge of Heaven ma anche tutti i grandi successi della maturit quando, abbandonati gli Wham! per inseguire il grande sogno solistico con un album che domin anche le classifiche americane, il bestseller arrivarono il capolavoro acustico Without Prejudice Vol. 1 e le gemme pop/soul e.

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